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San Domenico e l'abitino

Dio volle premiare l'eccellente educazione impartita a Domenico dai suoi genitori con una grazia singolare, che rivela un disegno particolare della Provvidenza. Occasione fu la nascita di una sorellina, sei mesi prima che egli morisse.
Seguiamo le deposizioni scritte e orali che fece al processo la sorella Teresa Tosco Savio nel 1912 e nel 1915.
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«Fin da bambina - attesta Teresa - sentivo da mio padre, dai miei parenti e vicini narrarmi una cosa, che non ho più dimenticato. Mi raccontavano cioè che un giorno (e precisamente il 12 settembre 1856, festa del Santo Nome di Maria) mio fratello Domenico, alunno di Don Bosco, presentatosi al santo suo Direttore, gli disse:
- Mi faccia il piacere: mi dia un giorno di permesso. - Dove vuoi andare?
- Sino a casa mia, perché mia madre è molto malata, e la Madonna la vuole guarire.
- Come fai a saperlo?
- Lo so.
- Ti hanno scritto?
- No, ma lo so lo stesso.
- Don Bosco, che già conosceva la virtù di Domenico, dette gran peso alle sue parole e gli disse: "Si va' subito. Eccoti i denari necessari per il viaggio fino a Castelnuovo (29 km); di qui per andare a Mondonio (2 km), ti toccherà andare a piedi. Ma se trovi una vet­tura, hai qui i denari a sufficienza".

E partì.

La mia mamma, buon'anima - prosegue Teresa nel suo racconto - si trovava in uno stato gravissimo, soffrendo indicibili dolori. Le donne che usano prestarsi per alleviare tali sofferenze, non sapevano più come provvedere: l'affare era serio. Mio padre allora decise di partire per Buttigliera d'Asti, a prendere il dottor Girola. Quando giunse allo svolto per Buttigliera, ecco che s'imbatte in mio fratello, che da Castelnuovo veniva a Mondonio a piedi. Mio padre affannato gli domanda:

- Dove vai?

- Vado a trovare la mamma che è molto ammalata. Il babbo che a quell'ora non lo avrebbe voluto a Mondonio, gli rispose:
- Passa prima dalla nonna a Ranello (una piccola borgata, che è tra Castelnuovo e Mondonio).
Poi se ne andò subito, avendo gran fretta.

Mio fratello proseguì per Mondonio e giunse a casa. Le vicine di casa che assistevano la mamma, vedendolo giungere rimasero sorprese, e cercarono di trattenerlo dal salire alla camera della madre, dicendogli che l'ammalata non doveva essere disturbata.
- Lo so che è ammalata - rispose - e sono venuto apposta per trovarla.
E senza dare ascolto, salì dalla mamma, tutta sola. - Come va che sei qui?
- Ho saputo che eravate inferma, e sono venuto a trovarvi.

La madre, facendosi forza e sedendo sul letto dice: - Oh, è nulla! va' pure sotto; va' qui dai miei vicini adesso: ti chiamerò più tardi.
- Vado subito, ma prima voglio abbracciarvi. Salta rapido sul letto, abbraccia fortemente la mamma, la bacia ed esce.
È appena uscito che cessano completamente i dolori della madre con esito felicissimo. Arriva poco dopo il padre con il dottore, che non trova più nulla da fare (erano le 5 pomeridiane).

Intanto le vicine, mentre si davano mille premure attorno a Lei, le trovarono al collo un nastro cui era attaccato un pezzo di seta piegato e cucito come un abitino.
Sorprese, interrogarono come avesse quell'abitino. Ed essa, che non se n'era accorta prima, esclamò:

- Ora comprendo perché mio figlio Domenico, prima di lasciarmi, mi volle abbracciare; e comprendo perché, appena egli mi ha lasciata, io fui felicemente libera e guarita. Questo abitino mi fu certamente messo al collo da lui mentre mi abbracciava: non ne avevo mai avuto uno simile a questo.

Domenico tornato a Torino, si presentò a Don Bosco per ringraziarlo del permesso avuto ed aggiunse:

- Mia madre è bell'e guarita: l'ha fatta guarire la Madonna che le ho messo al collo.
Quando poi mio fratello lasciò definitivamente l'Oratorio e venne a Mondonio perché molto ammalato, prima di morire chiamò la mamma:

- Vi ricordate, mamma, quando sono venuto a trovarvi mentre eravate gravemente ammalata? E che ho lasciato al vostro collo un abitino? È questo che vi ha fatta guarire. Vi raccomando di conservarlo con ogni cura, e di imprestarlo quando saprete che qualche vostra conoscente si trova in condizioni pericolose come foste voi in quel tempo; perché come ha salvato voi, così salverà le altre. Vi raccomando però d'imprestarlo gratuitamente, senza cercare il vostro interesse.

Mia madre, finché visse, tenne sempre indosso quella cara reliquia, che era stata la sua salvezza».

La neonata venne battezzata il giorno seguente, con il nome di Maria Caterina («Maria» forse, perché era nata nella festa del Santo Nome di Maria) e fu la quarta di dieci figli, di cui Domenico era il maggiore, dopo la morte prematura del primogenito. Egli stesso le fece da padrino.

Dio aveva posto il suo sguardo sull'innocenza di un fanciullo santo, per affidargli un delicato compito di patrocinio. Il prodigio operato da Domenico per mezzo dell'abitino della Vergine, di cui era devotissimo, è rivelatore di una missione sublime, che egli inaugurò con sua madre e continuò, per mezzo di quel segno, a vantaggio di molte altre madri.

La stessa sorella Teresa ne dà testimonianza nel suo racconto:

«Io so che, secondo la raccomandazione di Domenico, mia madre finché visse, e poi gli altri in famiglia ebbero l'occasione d'imprestare quell'abitino a persone sia di Mondonio che di altri paesi circonvicini. Abbiamo sempre sentito dire che tali persone erano state efficacemente aiutate».

Per premiare e rivelare la santità dei suoi grandi amici, i Santi, Dio suole operare delle meraviglie per mezzo di essi. Senza dubbio Domenico Savio è un grande amico di Dio, per i prodigi da lui compiuti in vita e specialmente dopo la morte. Salga quindi la preghiera ardente di tutte le mamme a lui, che è il Santo da Dio suscitato proprio per loro, per confortarle nella loro difficile missione.

A questo fine torna opportuna anche la testimonianza del parroco di Castelnuovo d'Asti, Don Alessandro Allora, il quale scrisse a Don Bosco l' 11 novembre 1859:

«Una donna trovandosi alle strette per difficilissimo parto, piamente ricordandosi delle grazie ottenute da qualche ammiratore delle virtù del Savio, esclamò ad un tratto:

- Domenico mio! - senz'altro dire.

La donna all'improvviso, e in quel momento stesso, fu liberata da quei dolori...». 

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