La casetta natìa
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La piccola abitazione che Carlo Savio, padre di Domenico, aveva affittato dal proprietario Gaetano Gastaldi, è situata a nord- ovest, all’angolo della parte terminale dell’intero complesso agricolo. Ha le caratteristiche di una modesta abitazione a se stante, ma rispettosa del riserbo familiare.
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Anticamente la casa si presentava così:
al pian terreno: la cucina e, sul retro, un locale uso cantinao ripostiglio dal quale, attraverso una porta tuttora esistente si passava ad un piccolo portico non più esistente
al piano superiore, al di sopra della cucina, la camera da letto dei genitori (dove nacque Domenico il 2 aprile 1842) e, accanto, la camera dei bambini. Si accedeva al piano superiore per mezzo di una scala in legno appoggiata alla facciata della casa, proprio come alla “Casetta” di Don Bosco ai Becchi.
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Il laboratorio da fabbro di papà Carlo era collocato, presumibilmente, nel portico che si trovava dietro la casa, oppure nel locale situato tra la cucina e il portico. La scala che da questo locale oggi ci porta al primo piano, fu costruita nel 1930, dal proprietario Giuseppe Gastaldi, nipote di Gaetano che aveva dato in affitto la casa a Carlo Savio. In quell’occasione si fece un restauro generale e il tetto, che prima era a un solo spiovente appoggiato al muro della cascina, fu trasformato in quattro spioventi, come appare oggi.
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E’ stato lo stesso Giuseppe Gastaldi a cedere, nel 1954, il terreno sul quale è sorto il monumento a Domenico Savio, voluto dai borghigiani, da sempre molto affezionati al loro piccolo, grande “compaesano”.
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I Savio vissero qui fino al novembre 1843, quando Domenico non aveva ancora due anni, poi si spostarono, per motivi di lavoro, a Morialdo, frazione di Castelnuovo, dove rimasero per una decina di anni.
Last modified 23-02-2005 05:56 PM





